26 ottobre 2009

E’ possibile regolare Facebook ed i social network?

Ultimamente alcuni episodi hanno concentrato l’attenzione di molte persone sulla pericolosità dei social network ed in particolare di Facebook, basti pensare alla nascita del gruppo “Uccidiamo Berlusconi” oppure a recenti cronache di violenza che hanno avuto come elemento di attrazione proprio Facebook.

In realtà il vero problema è un po’ più profondo e sta nelle reali caratteristiche della rete che sono ben rappresentate da Facebook il social network più famoso.

immagine facebook E possibile regolare Facebook ed i social network?

La questione è semplice: o su Facebook deve essere consentito tutto in quanto terreno di massima espressione della propria libertà di manifestazione del pensiero, oppure, se vogliamo effettuare dei controlli, è necessario che il social network sia seriamente regolamentato ponendo dei paletti bene precisi e stabilendo a priori ciò che può essere fatto e ciò che è vietato.
Impresa quest’ultima titanica perché come è noto ogni Paese ha le sue regole e ciò che è reato in alcuni paesi può non esserlo in altri, quindi facilmente si può incorrere in decisioni impopolari e comunque discutibili.

Segnali di una svolta moralizzatrice del web ed in particolare del web 2.0 sono già venuti dalla classe politica che, pur non avendo particolare dimestichezza con gli strumenti del web, si è segnalata con iniziative preoccupanti di diversi personaggi tendenti ad imbavagliare o comunque censurare la Rete, o dagli stessi amministratori dei social network con iniziative piuttosto confuse e frammentarie, animate dalla necessità di porre comunque dei limiti alle attività dei social network e non conseguenza di un serio piano di regolamentazione.

Come è noto Internet non è un’entità fisica o tangibile, ma piuttosto una gigantesca rete che interconnette un numero infinito di gruppi più ristretti di reti informatiche collegate fra di loro. Si tratta dunque di una rete di reti. Non appartiene a nessuno, non è finanziata da istituzioni, governi o organizzazioni internazionali e non è un servizio commerciale. Questa realtà costituisce contemporaneamente sia la forza che la debolezza di Internet.

La forza poiché tale rete planetaria non può essere soggetta a nessuna influenza esterna assumendo quindi un’indipendenza assoluta; la debolezza poiché la sua connotazione acentrica ed in un certo senso “anarchica” comporta tutti quegli inconvenienti derivanti dalla mancanza di un effettivo controllo dall’alto, con la nascita di nuove fattispecie criminose.

Internet, non può e non deve essere considerato una “zona franca” del diritto, bensì come uno degli ambiti nei quali l’individuo svolge la sua personalità e che necessita di una disciplina idonea ad attuare le tutele previste dall’ordinamento.

E’ necessaria, quindi, una regolamentazione di carattere generale che ne disciplini l’uso a qualsiasi livello. Solo successivamente potrebbe essere affrontato in maniera davvero organica l’ulteriore problema della prevenzione e repressione dei reati commessi attraverso la Rete.

Il vero problema, quindi, non è quello di elaborare una qualsivoglia qualificazione giuridica nella quale includere il fenomeno Internet (è stato questo il maggiore sforzo della dottrina) ma è quello di regolamentare lo stesso ponendosi in un’ottica internazionalista e pragmatistica avvalendosi della preziosa collaborazione degli operatori del settore.

Purtroppo realizzare questo obiettivo non è semplice per inevitabili problemi di diritto internazionale e quindi di carattere giurisdizionale. Ciò che si potrebbe fare nell’immediato è, invece, promuovere una corretta “educazione civica” all’uso della Rete. Oggi i tempi sono cambiati ed i genitori e la scuola dovrebbero dedicare maggiore attenzione a queste problematiche insegnando ai ragazzi un uso consapevole della Rete.

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